Dopo le rivoluzioni “colorate” e le violente repressioni in Medioriente, Israele rilancia l’allarme sul nucleare in terra Persiana, spalancando scenari bellici molto delicati. Stati Uniti ed Europa, a dispetto della crisi economica, non sembrano intenzionati a stare a guardare. Intanto, oggi scade l’ultimatum della Lega Araba per il ritiro delle truppe siriane.
di Enzo Scordo
“La politica – secondo Charles Maurras – la possiamo definire non come l’arte di ciò che è possibile, ma come l’arte di rendere possibile ciò che è necessario”.
Su l’onda di questa famosa citazione, si potrebbero aprire infinite discussioni sull’attuale situazione Euro-Asiatica. L’anno 2011 verrà sicuramente ricordato per le rivoluzioni “colorate”, la guerra in Libia, l’uccisione di uno dei più grandi dittatori del millennio, per la grande crisi economica che continua a travolgere l’Occidente. Ma l’anno 2011 rischia di passare agli annali per l’intensificarsi del conflitto, molto più che diplomatico, tra le due realtà mediorientali con i maggiori arsenali nucleari dell’Eurasia: l’ Israele di Netanyahu e l’Iran di Ahmadinejad.
È lapalissiano come la Lega Araba abbia un ruolo fondamentale nell’attuale situazione. A guidare il carro l’Arabia Saudita - principale produttore ed esportatore di petrolio al mondo – perno centrale della reazione sociale durante le proteste di massa che hanno scosso il Medio Oriente, quest’anno. Il suo obiettivo principale è distruggere tutte le proteste prima che si diffondano in Arabia Saudita e negli altri Stati del Golfo, che affrontano tutte il dissenso della propria irrequieta popolazione sciita. Non a caso, la dinastia saudita gareggia con l’Iran per l’influenza regionale, usando come pretesto la difesa della fede musulmana per sostenere un conflitto religioso contro gli “eretici” sciiti, con l’appoggio delle altre monarchie del Golfo. Come fece con la Libia il 22 febbraio di quest’anno, la Lega degli Stati Araba ha sospeso, il 12 novembre, la partecipazione all’organizzazione della Siria, altra Nazione protagonista nelle violente repressioni e principale alleato affidabile dell’Iran, tra gli attori statali nel mondo arabo. Nella giornata di oggi è scaduto l’ultimatum nei confronti della Siria, colpevole del massacro senza fine di numerosi civili.
In questo delicato contesto si va ad aggiungere una pericolosa variabile che nessuno mai vorrebbe si verificasse: l’aspirazione iraniana per lo sviluppo di un programma nucleare, considerato dagli iraniani come un vero e proprio diritto. Ahmadinejad non ha mai nascosto al mondo tale ambizione del popolo iraniano, soprattutto in seguito agli sviluppi geopolitici avvenuti in quest’ultimo ventennio. «Per quale motivo gli schiavisti, i colonialisti, gli occupatori, e i creatori di tutti i problemi della società umana devono poter mettere sotto pressione i nostri paesi indossando la maschera della democrazia ed usando la scusa dei diritti umani?» [Mahmud Ahmadinejad]
Infatti, la Repubblica islamica dell’Iran, è circondata da virulenti nemici e rivali regionali, con alcuni di questi dotati anche di armi nucleari. Sul confine occidentale l’ Iraq è occupato dal 2003 dagli Stati Uniti. Sul confine orientale sono presenti 100.000 soldati americani in servizio in Afghanistan. A sud- est vi è il Pakistan, nazione che dispone di armi nucleari, a nord-ovest vi è la Turchia, alleato NATO degli Stati Uniti, a nord-est il Turkmenistan, che ha operato come base di rifornimento per gli aerei da trasporto militare degli Stati Uniti dal 2002. A sud, oltre il Golfo Persico il Bahrain, sede della Quinta Flotta americana, il Qatar, dove si trova il quartier generale del Comando Centrale USA, e l’ Arabia Saudita appunto.
Dulcis in fundo, a meno di un migliaio di chilometri a ovest, c’è Israele – acerrimo nemico iraniano – in possesso di oltre un centinaio di testate nucleari e con una storia nota di aggressioni preventive contro i suoi avversari. È proprio lo Stato del premier Netanyahu a paventare una guerra preventiva contro l’Iran per impedirgli di dotarsi dell’arma atomica. «Israele nel passato ha attaccato impunito Iraq e Siria. Ma con l’Iran sarebbe diverso, la nostra risposta sarebbe devastante». [Seyed Mohammad Ali Hossaini, ambasciatore iraniano in Italia]
Non è più questione di voci o di rivelazioni informali, è dibattito pubblico nello Stato ebraico e nel mondo. Specie dopo che l’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha sostanziato e circostanziato i sospetti sull’obiettivo recondito del programma nucleare di Teheran: costruire la Bomba.
Di fronte allo spettro di un Iran nucleare, le reazioni del mondo occidentale non hanno tardato ad esplodere, fungendo come cassa di risonanza in un contesto quanto mai traballante. «La via privilegiata è la diplomazia, ma nessuna opzione è esclusa», il laconico commento del Presidente Usa Barack Obama. L’Unione europea ha intanto confermato di essere pronta a prendere nuove misure restrittive contro Teheran, pur rinviando le decisioni al consiglio esteri del prossimo primo dicembre.
Uno scenario preoccupante nel clima internazionale che si va prefigurando, ove si deve necessariamente imporre l’avvio di un dialogo geopolitico concreto, in cui le strategie bellicose siano sostituite da strategie di tra civiltà. In modo da far svanire una volta per tutte l’incubo di una guerra tra potenze nucleari.


OK: molto bene il contenuto, chiaro semplice e scorrevole anche se in alcuni punti lo hai reso meno efficace. Ottima l’impostazione grafica e i grassetti
KO: i link non anticipano al lettore dove lo porterai (questo si fa solo con i link interni) e non hai inserito la descrizione del video.